Giochi musicali e competenze cognitive

Quella del rapporto tra cervello e musica è una materia che, ormai l’avrai capito, mi affascina moltissimo. Per questo motivo, amo documentarmi e leggere e qualche anno fa ho letto un libro che mi è rimasto nel cuore e che trovo ancora attualissimo, sia nella parte teorica sia nella sua applicabilità pratica.

Il libro in questione, un testo americano del 2010, è “Mind in the making”, di Ellen Galinsky –  psicologa, pedagogista, esperta di life skills e membro del NAEYC (National Association for the Education of Young Children) – che racconta con accuratezza e precisione (e una solida base scientifica) cosa sono le competenze cognitive, perché sono fondamentali e come supportare il loro sviluppo nei bambini.

L’ho letto più volte e ogni volta, in base alla mia esperienza del momento, ci ho sempre trovato dentro moltissimo del mio personale approccio alla musica: è stato un po’ come un lavoro di ingegneria inversa, per cui ad ogni nuova lettura avevo la conferma della bontà di quello che stavo facendo.

Ma cosa sono le competenze cognitive o life skills (la differenza tra le due cose è minima) e perché sono importanti?

Galinsky le definisce come le competenze trasversali di cui tutti noi, piccoli e grandi, abbiamo bisogno per riuscire a navigare nella complessità del mondo che ci circonda:

  • sono competenze che per la maggior parte si identificano con le funzioni esecutive del cervello, hanno luogo nella corteccia prefontale e non interessano meramente le competenze intellettuali, ma vengono usate per gestire le emozioni, l’attenzione e il comportamento verso il raggiungimento dei nostri obbiettivi
  • cominciano ad emergere in età prescolare e continuano a svilupparsi nel tempo, raggiungendo la maturità attorno ai 20 anni d’età
  • al contrario del semplice QI, che ci può dire “quanto sappiamo”, le competenze cognitive manifestano la nostra abilità nell’usare ciò che sappiamo.

Ellen Galinsky e individua 5:

  • capacità di focus e autocontrollo
  • perspective taking ovvero l’abilità di comprendere pensieri, sentimenti e prospettive proprie e altrui
  • capacità di comunicare
  • abilità nel creare connessioni tra ambiti diversi
  • capacità di sviluppare un pensiero critico

Tutte queste life skills hanno bisogno di un ambiente giusto per potersi sviluppare, ma la buona notizia è che non è necessario investire in programmi costosi o esclusivi: hanno solo bisogno di consapevolezza e pratica e inoltre non è mai troppo tardi per cominciare.

Vediamole una alla volta e vediamo come l’educazione musicale può entrare in gioco nel supportare il loro sviluppo.

CAPACITA’ DI FOCUS E AUTOCONTROLLO

E’ una competenza fondamentale, specie in un mondo come il nostro, continuamente pervaso da distrazioni di ogni tipo e con troppe informazioni disponibili. La capacità di focus è una competenza che coinvolge l’abilità di mantenere l’attenzione, di ricordare le regole, di pensare in modo flessibile e di riuscire ad autocontrollarsi.

Un gioco musicale semplice ma molto efficace, che sostiene lo sviluppo della capacità di focus e autocontrollo, è quello, classicissimo, delle sedie musicali (sedie in cerchio, bimbi ballano, e quando la musica si ferma i bimbi si devono sedere, chi resta senza sedia viene eliminato). 

Un altro gioco molto indicato è quello di lasciare che i bambini finiscano “da soli” le frasi della canzone che si sta cantando o dare loro la possibilità di inventare storie e personaggi nuovi da inserire nella canzone: queste due pratiche supportano la capacità di pensare in modo flessibile.

Per supportare la “working memory” ovvero la capacità di mantenere l’attenzione sulle informazioni e al tempo stesso essere capaci di manipolarle, possiamo invitare i bambini a giocare con attività musicali che prevedano regole come ad esempio “limitarsi a mimare uno strumento musicale senza cantare”.

PERSPECTIVE TAKING

E’ più della “semplice” empatia: significa immaginare cosa gli altri pensano e provano e forma le basi della capacità dei bambini di capire le intenzioni dei loro genitori, dei loro educatori e dei loro amici. Per realizzarsi necessita di controllo inibitorio, flessibilità cognitiva e capacità di ponderare e riflettere sulle cose. E’ davvero una competenza strettamente correlata alla nostra parte prosociale!

Un’idea molto semplice ed efficace è il “fare finta di”: con le canzoni, possiamo fare questo gioco anche con i più piccoli. Infatti, non ci limiteremo a parlare ad esempio dei vari stati d’animo, ma li metteremo direttamente in scena con il nostro viso, la nostra voce e il nostro corpo.

Un altro suggerimento deriva invece dalla mia esperienza personale con la Comunicazione Nonviolenta (te ne ho parlato in QUESTO ARTICOLO): applicandola in modo semplice ma efficace nella gestione del gruppo classe durante la lezione di musica, ho notato che anche i bambini sono da subito più disposti al dialogo e all’ascolto. E’ facile vedere quindi come uno dei primi punti da cui partire sia, ancora una volta, la nostra consapevolezza e la nostra capacità di modellare un certo tipo di comportamento. 

…allora? Ti ha incuriosito questo post? Parleremo delle altre 3 life skills la settimana prossima, non mancare!

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