Autore: francesca

Spazio alla musica

Quando qualche anno fa ho avuto la possibilità di crearmi uno spazio tutto mio, una vera scuola dove poter fare i miei corsi di musica con i bambini e le famiglie, ho voluto uno spazio con delle caratteristiche ben precise.

Le avevo bene in testa, perché nei primi anni di insegnamento – pur vivendo in una città relativamente piccola – ho cambiato tantissime sedi: sale parrocchiali gigantesche e fredde, aule anguste e troppo decorate, sale mensa con un eterno odore di pastina e minestrone, e poi centri anziani, centri sociali, palestre…

Insomma, diciamo che fino a quel momento mi ero fatta una certa esperienza. Del resto, la situazione all’epoca era comunque vantaggiosa sotto molti punti di vista e per lo meno mi ha fatto capire con chiarezza che cosa NON avrei voluto nella mia scuola:

  • Non avrei voluto un poso uguale a tanti altri, troppo pieno, troppo decorato o troppo colorato
  • Non avrei voluto uno spazio buio o con un’energia triste e negativa
  • Non avrei voluto uno spazio troppo grande e dispersivo

Alla fine, quando l’ho trovato, ho sentito subito che era “lui” e quando finalmente ho finito di sistemarlo, me lo sono sentito addosso come un abito su misura e anche adesso è proprio così: tutte le volte che entro mi piace e non vedo l’ora di fare musica!

E’ luminoso e volutamente spoglio, con pochissime cose appese al muro e niente buttato in giro, per lasciare che siano le famiglie e la musica a riempirlo.

È grande, ma non dispersivo. È piccolo, ma non angusto. È della misura giusta: ci stanno comode 10-12 coppie adulto/bambino, il numero massimo di persone con cui amo lavorare.

C’è un’idea di natura: un grande albero stilizzato nasconde l’impianto stereo e proietta la sua ombra sul pavimento; appeso al soffitto c’è un lampadario che sembra uno strano sole e ci fa compagna durante le lezioni; al momento giusto, il sole si spegne e si accende una piccola luna, che ci accompagna nelle ninnananne.

Non ricorda neanche lontanamente i classici “posti da bambini”: si sente subito che è un posto speciale e quando vado nelle scuole a portare i miei laboratori di musica, cerco sempre di portare anche una mia idea di “spazio buono per la musica”. E’ importante, per me, perché credo che l’ambiente che ci circonda possa fare la differenza, anche e soprattutto quando abbiamo a che fare con i bambini. Ecco perché ho voluto che fosse uno spazio, prima di tutto, bello, invitante e accogliente: perché la bellezza – quella oggettiva e quella immaginata, quella delle suggestioni, della magia e dell’incanto, quella della consapevolezza – è essa stessa educazione.

È vero, le scuole sono spesso pienissime di “cose”: giochi, arredi, materiali, contenitori e suppellettili varie. E può sembrare a volte un’impressa insormontabile pensare di organizzare uno spazio esclusivamente dedicato alla musica, ma in realtà con qualche semplice accorgimento si possono ottenere ottimi risultati, che porteranno bellezza nello spazio fisico e consapevolezza nel nostro “spazio interiore” di educatrici:

  • Togli i giochi e i libri che sono normalmente a portata di mano e mettili in alto, ad un livello non raggiungibile autonomamente dai bambini. L’ideale sarebbe anche che non fossero in vista.
  • Crea un angolo tuo, vicino alla tua postazione, in cui mettere a portata di mano (la tua e solo la tua!) lo stereo, la chitarra o l’ukulele se lo suoni, un pitch (un gingillo bellissimo che serve ad intonarsi! Esiste anche come applicazione, te ne ho parlato QUI) e una lucina per creare atmosfera al momento della ninnananna
  • NIDO: se ce l’hai, puoi mettere un tappeto, specie se il pavimento è di piastrelle (che è freddino per dei bimbi che stanno praticamente sempre seduti!!!)
  • MATERNA: metti dei pezzetti di scotch per terra, uno per bambino, in modo da formare un cerchio. È un ottimo modo per abituarli a seguire con “morbidezza” una piccola regola che permette a tutti di vederti chiaramente quando fai le attività. Ovvio, metti un pezzetto anche per la tua postazione!
  • Scrivi la scaletta con la sequenza di canzoni e attività che vuoi fare, fatti tutte le copie che vuoi e appenditele ovunque ti possano essere d’aiuto: io me ne attacco di solito una per terra, davanti ai piedi, una al tavolo dove ho lo stereo e a seconda di com’è fatta la stanza, anche un’altra, in alto, comoda per me ma lontana dai bambini. 

Approposito di questo punto: non farti MAI MAI MAI venire il cruccio di dover imparare PER FORZA a memoria una sequenza di attività. Non è la parte fondamentale. Non devi dimostrare a nessuno di essere “capace” di memorizzare la sequenza delle attività. La cosa importante è essere consapevoli di quello che stai facendo e avere una scaletta sott’occhio è un grandissimo aiuto e ti invito a farci affidamento, specie all’inizio della tua pratica musicale. È molto meglio avere una scaletta da guardare e sapere quello che si sta facendo e perché, piuttosto di sapere a memoria l’ordine delle attività ma non esserne davvero consapevoli. 

  • Verifica sempre che sia tutto in sicurezza, specie se hai in programma balli e attività dinamiche in piedi, non ci devono essere impedimenti o cose a rischio inciampo. Io, ad esempio, non amo usare i cuscini (per sedersi) quando faccio musica, ma è ovviamente una scelta personale. Guarda anche che aprendo le finestre in caso di necessità non ci siano spigoli ad altezza testa.
  • Ninnananna: è bellissimo, suggestivo e molo utile, verso la fine della lezione creare un momento relax prima dei saluti finali. Predisponi una lucina, fai in modo di poter tirare le tende o abbassare le luci e crea per i bambini un’atmosfera adatta alla calma e alle coccole.

Per aiutarti, ti ho anche preparato una checklist, così puoi controllare di avere sempre tutto quello che ti serve per fare musica. Lasciami il tuo indirizzo e in pochi minuti la troverai nella tua casella mail.

Ninnananna ninna oh…che canzone ti canterò?

Ti ricordi? Avevo scritto già un altro post approfondito sulle ninnananne, sulla loro origine e sulla loro funzione.

Oggi riprendiamo il tema: ti voglio parlare in particolare un libro – molto facile e fruibile anche se è in inglese – che mi piace moltissimo e che è stato scritto da una Professoressa e ricercatrice australiana molto famosa, la Dott.ssa Anita Collins.

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Le mie 3 applicazioni preferite

Ma dove vai se l’applicazione non ce l’hai? Ebbene sì, care educatrici: chi siamo noi per negarci il piacere di un supporto tecnologico QUANDO SERVE? 

Sottolineo il “quando serve” e parto subito con il pilotto in primis perché è fondamentale non scordare le basi, poi perché repetita iuvant e ultimo ma non ultimo perchè farvi da differenziale di sviluppo significa anche questo: aiutarvi a migliorare senza scordare da dove siamo partite.

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Strategie quotidiane

Questo post sarà volutamente breve: è stata una giornata davvero intensa, piena di TEMPO da trascorrere con i miei bambini. Quindi ho un mal di testa terribile.

Che sia chiaro: io AMO i miei bambini (in particolare) e tutti i bambini (in generale).

Ma alzi la mano chi non comincia a sentirsi un po’ provata dopo molte ore trascorse in loro compagnia 😁 

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Resistiamo!

L’approfondimento di oggi, cara educatrice, è un po’ tosto.

Ha a che fare molto di più con il nostro essere “adulti” ancora prima che educatori o insegnanti. Affonda le sue radici in ciò che siamo e nell’educazione che a nostra volta abbiamo ricevuto da piccoli. Riguarda il nostro equilibrio personale e la nostra sincera capacità di metterci in relazione con i più piccoli.

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Appuntamento sul balcone

Dimmi un po’, anche tu sei andata sul balcone a cantare l’Inno d’Italia? o Azzurro? o semplicemente a cantare o suonare qualcosa?

In questi tempi così impegnativi – mentre scrivo questo post siamo in pieno lockdown – in cui la distanza sociale è la forma più necessaria ed efficace di prevenzione, sentiamo sempre e comunque il bisogno di far parte della nostra comunità. Vogliamo sapere di non essere soli e vogliamo “sentirlo” in un modo che ci arrivi al cuore, al corpo, in un modo che ci emozioni davvero e ci rimanga nella memoria.

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Tararì tararera

Oggi un breve ma intenso post sul rapporto tra musica e anima: nello specifico, approfondiamo un aspetto a me molto caro, ovvero il potere  della voce.

Il discorso è davvero molto ampio, ha a che fare con le neuroscienze, con l’evoluzione, con la parte più antica del nostro cervello – quella preposta all’elaborazione di emozioni e ricordi.

A me piace pensare e ricordare che la nostra voce è uno strumento musicale perfetto per noi, portatile, gratuito e super potente.

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